Siamo al limite: quando il volontariato non basta più
vita da gatto - IL BLOG DELL’ASSOCIAZIONE ROMEO
Ci sono cose che è più facile scrivere che dire ad alta voce, ma questa volta abbiamo deciso di dirla senza girarci intorno: siamo al limite.
Ogni giorno, all'Associazione Romeo, riceviamo decine di richieste di aiuto per cuccioli, gatti adulti, animali in difficoltà. E ogni giorno cerchiamo di dare una risposta, di trovare una soluzione, di esserci. Ma la verità è semplice, anche se scomoda da accettare per chi ci contatta: siamo volontarie, non un servizio pubblico. E le volontarie, per quanto si spezzino la schiena, non possono sostituirsi a chi dovrebbe garantire un sistema di tutela degli animali degno di questo nome.
Franco
Una fotografia della nostra situazione, oggi
Le stanze della nostra sede sono piene di gatti adulti, alcuni malati e bisognosi di cure prolungate. Le case delle nostre volontarie sono piene di cuccioli, accolti perché in sede non c'è più spazio. Le forze sono al limite e, di conseguenza, anche le adozioni procedono a rilento: meno posti liberi significano meno nuovi ingressi, e meno nuovi ingressi significano più richieste che restiamo costrette a rifiutare.
I numeri di cui nessuno parla
Dietro queste parole ci sono numeri concreti, che raccontano meglio di ogni descrizione cosa significa "essere al limite":
70 gatti trovano casa ogni anno grazie al nostro lavoro di adozione;
80 randagi al giorno vengono nutriti e seguiti nelle colonie feline della nostra zona;
15 posti in sede sono sempre occupati da gatti adulti e malati, che necessitano di cure costanti e non possono essere spostati o lasciati senza assistenza.
Sono numeri che si reggono ogni giorno sulle spalle di poche volontarie, senza un turnover garantito e senza margine per gestire le emergenze che continuano ad arrivare.
"Possiamo portarlo in Associazione?"
Continuiamo a sentirci fare questa domanda, quasi ogni giorno, come se un messaggio bastasse a chiudere la questione. Non basta, e non è così che funziona.
Troppo spesso, "portarlo in associazione" significa solo lavarsi le mani: scaricare su altri un problema che si è scelto di non affrontare in prima persona. Ma salvare un animale non vuol dire consegnarlo a qualcun altro. Vuol dire prendersene cura, insieme — con chi lo trova, con chi può ospitarlo temporaneamente, con chi può contribuire alle spese veterinarie. Un salvataggio è un percorso condiviso, non un pacco da recapitare.
Il ruolo di chi dovrebbe esserci, e di chi c'è già
Le risorse vere, quelle che dovrebbero arrivare dalle Amministrazioni attraverso stanziamenti adeguati, sarebbero preziosissime se garantite con continuità. Non parliamo di favori: parliamo di un sistema di tutela degli animali che, per funzionare, ha bisogno di un sostegno pubblico stabile, non di interventi occasionali.
Nel frattempo, un grazie di cuore va ai cittadini che, con le loro donazioni private, non ci hanno mai fatto mancare il loro sostegno. Sono loro, spesso, a tenere in piedi quello che le istituzioni non riescono — o non scelgono — di garantire.
Matisse
Cosa chiediamo, davvero
Alle Amministrazioni locali chiediamo una cosa semplice: fateci sentire che non siamo sole. Sostegno concreto, e continuità nel tempo.
Perché non ce la facciamo più a fare tutto da sole. E continuare a far finta di niente significa lasciare indietro proprio gli animali che diciamo tutti, a parole, di voler proteggere.
Nicola